Chi è Manilio

Manilio percorre con la stessa passione i terreni della montagna, della fotografia e della musica. Formatosi artisticamente in campo musicale, già dai tempi degli studi in Conservatorio coltiva la passione per la fotografia, affiancando fin dall’inizio all’interesse per la natura e il paesaggio,  la ricerca di un linguaggio personale nell’astratto e nell’informale.

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Nel ’97 inizia un’intensa collaborazione con il compositore d’avanguardia Agostino Di Scipio che si concretizza in una serie di lavori che vedono la presenza di immagini proiettate negli ambienti e sulle scene di installazioni, operine, concerti… In breve si sviluppano numerose altre collaborazioni con registi, coreografi, compositori e nascono le occasioni per le prime mostre, nell’ambito di festival internazionali di teatro sperimentale e musica elettronica.

manilio1_invGuida Ambientale Escursionistica iscritto all’A.I.G.A.E., nell’ambiente alpinistico è noto per l’attività esplorativa che da più di vent’anni svolge sui monti dell’Appennino Centrale (Sirente, Gran Sasso…) e in particolare per essere stato tra i pionieri dell’arrampicata sulle cascate ghiacciate della Laga. Collabora con la Rivista della Montagna, la Rivista del C.A.I. e con Intraisass – rivista telematica di letteratura, arte ed alpinismo (qui e qui due scritti di Manilio).

Dal 2001 è responsabile di un innovativo progetto di escursionismo scolastico, il Gruppo Escursionistico “Semprevisa” della S.M.S. “G. Falcone” di Anzio, dove insegna Educazione Musicale dal 1984. A partire dal 2003 tiene inoltre il corso di Escursionismo dell’Università Civica “Andrea Sacchi” di Nettuno (Roma).

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L’incidente

Il 27 Maggio, 2012, durante una scalata sul monte Guadagnolo (Capranica Prenestina, Roma) Manilio viene colpito da un masso che si stacca dalla montagna, cade e perde la vita.

Tra i vari articoli di cronaca più o meno imprecisi, segnaliamo questo apparso su “inliberauscita.it” per l’accuratezza e la completezza dell’informazione fornita (*).

Un pensiero

La morte è assurda e penosa, strazio disumano e in particolare la morte improvvisa di chi è nel pieno della vita e pieno di vita, come Manilio. È uno scandalo, una insopportabile dissipazione.

Quanto vuoto lascia? Quanta inusata energia creatrice? Quanto bene incompiuto? Quanta irripetibile ricchezza perduta anche – e soprattutto – per chi non lo ha conosciuto?

Nel dolore un mistero immenso si rivela chiaro. Soprattutto quando acceso dalla scomparsa di persone vitali, profonde e feconde come Manilio. Una certezza e una domanda che portiamo nella nostra più intima essenza. Noi sappiamo che un giorno moriremo, ma non sappiamo né come, né quando. Per questo la scomparsa delle persone care ci colpisce così profondamente non solo in quanto dolore inferto dal definitivo distacco della persona amata, non solo in quanto pena per la sua vita che sembra restare incompiuta.

La morte ci ridesta dalla distrazione, ci riporta dritti al centro delle domande più vere che tutti dobbiamo porci: che senso ha la vita? E come la devo vivere? E come posso diventare me stesso? E come posso farmi capire dagli altri e come amarli? Come posso contribuire a fare di questo mondo e del suo futuro qualcosa di meglio di quello che è o si prospetta ora? Perché noi siamo ciò che siamo anche perché siamo insieme agli altri e in questo mondo. E anche perciò Manilio che ci lascia si porta via qualcosa di noi e del nostro futuro. E allora come debbo far fruttare questo dono assoluto, questo bene che mi è stato dato in prestito per un tempo indefinito?

Così, pensare a Manilio adesso, a quanto ha fatto, a com’era, a quanta fantasia e voglia ha infuso nelle cose, a quanto ha saputo dare di calore, di conoscenze, di affetto, a quanti nuovi rapporti ha fatto nascere, a quanto ha contribuito a metterci in contatto; pensare a tutto questo è un altro dono che Manilio ci ha fatto, spingendoci a muoverci e agire, a sorridere, a creare, a non accontentarci di rimanere in superficie nelle cose e nei rapporti umani, a inventare. Lo ringraziamo anche per questo.

Ci mancherà, ma in virtù di tutto questo sarà nei nostri cuori. Presente in ciò che di prezioso ha messo nelle nostre esistenze e nel loro cammino futuro, continuerà comunque a vivere.

Stefano Canali – Presidente dell’Università Civica di Nettuno “A. Sacchi”

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(*) In realtà l’articolo contiene una piccola inesattezza: il numero di persone in cordata era tre e non quattro come riportato.