Numeri e nomi

Dopo la pulizia e la numerazione, come si diceva, le diapositive andranno a Torino.

Affidarsi ad un laboratorio professionale può sembrare un’opzione semplice, che solleva Atelier Manilio da dover prendere decisioni tecniche. In realtà questo è solo parzialmente vero perché per quanto possa essere competente il professionista al quale ci si rivolge e per quanto possa aiutarci a valutare tutte le opzioni, l’onere di scegliere cosa si desidera fare rimane sulle spalle del cliente.

Il primo problema con cui ci siamo dovuti confrontare ha a che vedere con il fatto che il nostro progetto consiste nel realizzare un doppio archivio, analogico e digitale, e non due archivi separati e sconnessi. In altre parole, ci interessa che la corrispondenza tra un qualsiasi file proveniente da una scansione e l’oggetto fisico diapositiva scansionato sia sempre rintracciabile. Ma come realizzare praticamente questa identificazione? Man mano che puliamo le diapositive, le identifichiamo scrivendo un codice sul telaietto con un pennarello indelebile specifico per quest’uso. In questo modo, nominando poi il file della scansione di quella diapositiva con il suo codice, si ottiene facilmente il risultato voluto. Semplice!

Diapositiva identificata: la lettera "H" identifica l'operatore, il numero sequenziale è 272, la lettera "D" indica che la dia è dannggiata.

Diapositiva identificata: la lettera “H” identifica l’operatore, il numero sequenziale è 272, la lettera “D” indica che la dia è dannggiata.

Il fatto però è che non siamo però noi a nominare i file ma chi si occupa della scansione. I laboratori professionali sono abituati, per ovvie ragioni di praticità, a nominare i file utilizzando semplicemente una numerazione crescente. Scansionano il contenuto di raccoglitori e scatolette secondo la sequenza indicata dal cliente, ma poi i nomi dei file sono numeri, dalla prima all’ultima diapositiva, evitando così problemi di omonimie. Questo sistema andrebbe benissimo se non fosse che nel nostro caso le diapositive sono state affidate a diversi soci avendo solo una stima del loro numero. Una numerazione continua è quindi per noi impossibile da realizzare, a meno di procedere a una conta generale preventiva lunga e difficoltosa, su un totale di circa ventimila dia. Avevamo quindi scelto di far precedere nel nostro “codice” il numero identificativo della diapositiva da una lettere identificativa della persona che sta lavorando.
Per fortuna a Torino si sono mostrati disponibili ad utilizzare la nostra numerazione poco ortodossa anziché quella standard che usano di solito. Per loro sarà un po’ di lavoro in più, ma per noi il vantaggio è notevole.

Per chi fosse interessato a conoscere il servizio offerto dal laboratorio che abbiamo scelto, e magari mettere alla prova la nostra decisione con suggerimenti alternativi, ecco qui il link al loro sito web.

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